La gestione manageriale nei servizi per l’infanzia: intervista a Federica Zagari

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Oggi ci confrontiamo con Federica Zagari, titolare di Kikolle Lab, un centro di Milano specializzato in servizi per l’infanzia. La sua storia ci ha colpito perché racconta di un percorso professionale che si è armonizzato con alcune scelte di vita. Un esempio concreto di come la carriera, anziché subire una battuta d’arresto, può adattarsi in determinati momenti a nuove sfide e progetti. Senza rimpianti e puntando a diversi traguardi.

Federica, lei è socia fondatrice insieme ad altre due donne di Kikolle Lab. Qual è il suo ruolo all’interno di questa impresa?

Sono il direttore amministrativo, dunque la persona che si occupa della parte amministrativa, legale, fiscale e strategica. Inoltre, per esperienza, formazione e per età seguo e organizzo anche tutta la parte logistica, di flussi informativi e procedure.

Di cosa si occupava in precedenza?

In quale delle mie vite precedenti? Sono laureata in Economia alla Bocconi di Milano e ho lavorato a Londra, nella City, per qualche anno. Mi sono poi occupata di Finanza in un gruppo di shipping, sempre tra Londra e l’Italia. Ho trascorso due anni in Guatemala, dove sono stata volontaria in un progetto di alfabetizzazione per bambini dai 6 ai 12 anni. Al rientro a Milano ho lavorato per altri due anni nel terzo settore offrendo consulenza per raccolta fondi in realtà non profit. Dopo la nascita della mia seconda figlia Nicole, ho cominciato a pensare di voler mettere in piedi qualcosa di mio, aprendo un’attività in proprio.

Qual è stato il suo percorso professionale? Oggi si parla di “downshifting”: cosa l’ha portata a una svolta così radicale e quanto c’è delle sue precedenti esperienze lavorative in questa nuova attività?

Il mio percorso professionale è stato vario. La svolta è avvenuta dopo la nascita di Nicole. Non ho avuto i bambini giovanissima e non avevo alcuna voglia di rinunciare a vederli crescere. Sognavo un lavoro che mi concedesse una flessibilità tale da poter passare con loro più tempo possibile e al tempo stesso lavorare in momenti che non sono propriamente “orari di ufficio”. C’era la voglia di fare qualcosa con e per loro. In Kikolle c’è moltissimo di tutte le mie esperienze lavorative precedenti, all’insegna di un approccio manageriale a tutti gli effetti: c’è l’organizzazione del lavoro, la pianificazione sia delle attività operative che delle strategie di medio lungo termine, c’è un attento ed oculato controllo di gestione e dei cash flow, degli investimenti ecc. Anche nel rapporto con il pubblico e con la nostra clientela c’è l’attenzione e la disponibilità che ho imparato nel mondo anglosassone. Infine, con la gestione del personale, seppur in un ambiente molto meno formale, c’è l’esperienza di una vita.

Si parla spesso di come gestire nel migliore dei modi il tempo libero dei propri figli piccoli e spesso c’è chi “accusa” le madri di riempirli di attività extrascolastiche. Secondo la sua esperienza, quali sono gli aspetti da tenere in considerazione per non stressare i bambini?

Primo fra tutti conoscere e osservare i propri bambini. Ogni bambino ha il suo carattere, le sue preferenze e le sue attitudini. E ricordarsi sempre che i bambini non solo non sono una proiezione di noi genitori, ma poi… non si annoiano mai. E non hanno alcun bisogno di avere agende piene! Nella scelta delle attività extra scolastiche, personalmente penso prima di tutto a far sì che la loro attitudine al gioco venga rispettata, che le varie attività diventino un pretesto per stimolare la loro creatività e la loro fantasia in modo semplice ma al tempo stesso “di qualità”. Mi piace sicuramente che facciano almeno uno sport, perché lo sport è una attività sana, che li diverte e che insegna loro a stare con gli altri in modo corretto.

Lei è una manager che dirige uno staff di sole donne: non pensa che nel settore dell’educazione in Italia ci vorrebbero più uomini?

Perché no? Anche se non sono né per le quote rosa, né per quelle azzurre; sono per un giusto equilibrio e soprattutto per il  rispetto della meritocrazia e delle capacità professionali di ciascuno.

Quali sono i suoi consigli per gestire al meglio figli e carriera?

Questa sì che è una domanda da 1.000 punti! Direi un po’ di sana organizzazione, un buon compagno di viaggio nell’avventura di essere genitori e un’ottima squadra di lavoro, affiatata e appassionata di ciò che fa. E naturalmente una bella energia, una buona dose di pazienza e una capacità di navigare a vista quando serve.

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